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Voglia di cioccolato? La responsabilità è del DNA

cioccolato

Un team di ricercatori ha individuato la relazione tra preferenze alimentari e varianti genetiche

di Francesca Pace 

Quante volte siete stati assaliti da un’irresistibile voglia di cioccolato e non avete resistito alla tentazione? Da adesso non dovrete più sentirvi in colpa perché la predisposizione per alcuni cibi non proprio salutari come il cioccolato o le patatine fritte, è causata da alcune varianti genetiche.

Lo dimostra uno studio condotto recentemente a Chicago dalla Tufts University di Boston e dall’Universidad Autonoma de Madrid. I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di 818 uomini e donne di origine europea attraverso la somministrazione di un questionario. Nell’analisi del DNA 38 aree specifiche sono state associate a caratteristiche psicologiche come l’ansia e la ricerca di novità. Dai dati sono emerse corrispondenze significative: il consumo di cioccolato è legato al gene recettore dell’ossitocina (l’ormone della felicità), mentre il consumo di verdure e fibre, di cibi salati e grassi dipende da altri geni.

Il team internazionale di ricercatori è stato guidato da Silvia Berciano secondo cui “la maggior parte delle persone non riesce a modificare le proprie abitudini in fatto di dieta. Questo è il primo studio che descrive come i geni possono condizionare le preferenze alimentari in un gruppo di persone sane. Queste informazioni potrebbero aprire la strada a interventi personalizzati, oltre a far conoscere meglio i fattori che condizionano i comportamenti alimentari”.

Lo studio sarà applicato nell’ambito della medicina di precisione per sviluppare diete che tengano in considerazione le esigenze specifiche di ciascun individuo. Spiega ancora Berciano: “Il nostro studio potrà aprire la strada a una migliore comprensione dei fattori che condizionano i comportamenti alimentari, facilitando la creazione di diete personalizzate più gradevoli per ciascuna persona, e quindi più efficaci”.

I ricercatori si sono posti un nuovo obiettivo: estendere lo studio a un campione di persone con caratteristiche diverse per capir meglio le potenzialità di quest’approccio e l’applicazione in ambito medico.

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