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Una Marina di Libri, “Camicette bianche. Oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo

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Per non dimenticare e restituire dignità alle 126 donne che hanno perso la vita

 di Sara Lannino

una_marina_di_libri_vetGrande debutto per il festival del libro “Una marina di libri” ospitato dalla Galleria d’arte moderna di Palermo. Alle ore 17:00 presso la sala Sant’Anna della galleria si è svolta ieri la presentazione del libro “Camicette bianche. Oltre l’8 Marzo” di Ester Rizzo; per non dimenticare la tragedia della Triangle Waist di New York, fabbrica in cui lavoravano soprattutto donne emigrate, in cui morirono, il 25 Marzo 1911, 126 donne (38 italiane) in un incendio. Incontro particolarmente emblematico in cui la commozione ha regnato sovrana per tutta la durata della presentazione. E’ stato proiettato un video iniziale molto suggestivo, in bianco e nero, con immagini dell’epoca accompagnate da un sottofondo musicale estremamente malinconico.

Tra le questioni poste all’interno del libro assumono particolare rilievo l’immigrazione e la sicurezza sul lavoro, entrambe tematiche molto attuali: “Appare paradossale, ma la prima parola che mi è venuta in mente da questo libro è  attualità” dichiara infatti la giornalista Laura Anello durante il suo intervento.

Il 25 marzo volavano corpi di donne, si sono gettate per sfuggire alle fiamme dopo un ultimo bacio, lanciando oggetti prima, come un cappello”. La cura dei dettagli induce, all’interno delle pagine del libro, anche il meno appassionato dei lettori a immedesimarsi e vivere con queste donne, proiettato in un’ epoca che non è poi così lontana.

“La storia nasce da un nome, Clotilde Terranova”- dichiara Ester Rizzo – “ da cui è seguita una ricerca di 126 nomi”. Per la prima volta leShirtwaist-Factory-VET donne coinvolte nella tragedia, da sempre anonime, hanno un volto, un individualità e una storia: erano donne emancipate, le camicette bianche che indossavano per andare a lavorare ne costituivano il simbolo.

In sala era presente il signor Cirone, nipote di una delle donne: “Mia nonna apparteneva ad una famiglia benestante, non mi spiegavo perchè fosse andata in America” – afferma – “ Mia madre ne parlava continuamente, la sua memoria vive ancora tra noi”. Per tutta la durata della presentazione continuano storie di donne; c’è chi si trovava lì per caso, una donna era andata a ritirare la paga della settimana, il giorno dopo doveva sposarsi.

La scrittrice si appassiona mentre racconta l’eroismo delle sue protagoniste: atti di generosità e sacrificio con cui molte donne spontaneamente si immolarono per salvare le più giovani. Il coinvolgimento dell’autrice non è trascurabile, la sua fermezza nel volere restituire quella dignità e quei diritti per cui hanno perso la vita: “ Io ho vissuto per più di sei mesi insieme a queste donne” – conclude Ester Rizzo – “ sono stata sulle loro pietre, sulle chiese in cui si sono recate prima di partire. Questo libro è per me un atto d’amore”

Sembrava che l’incontro fosse finito quando è stata annunciata una sorpresa: nascoste in mezzo alla platea c’erano delle ragazze che alzandosi una alla volta, hanno recitato i nomi delle donne, citato frasi del libro sulle note di una canzone di Carmen Consoli. “Il mio nome è Provvidenza Bucalo, avevo finito il mio lavoro, aspettavo che la mia figlioccia finisse il suo e morimmo abbracciate sotto una macchina da cucire” una delle tante citazioni più significative, solo una storia tra le 126.

L’80% della sala costituita da donne, geme, compatisce e compiange tutte quelle vittime; sentimenti di empatia sono quanto mai tangibili, ma soprattutto desiderio di non dimenticare, di ricordare quel che è stato e che non dovrà più accadere. La scrittrice stessa era in lacrime.

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