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Si apre a Palermo la Biennale Arcipelago Mediterraneo

DOMENICO PELLEGRINO. Making of Cosmogonia Mediterranea, prove al porto di Sant'Erasmo, Palermo. 2

Cuore di un Mediterraneo crocevia di popoli e culture, lingue e tradizioni, linguaggi e innovazione. Palermo assume un ruolo da protagonista che le tocca di diritto: qui uno straniero è un cittadino. Dialogo e confronto, integrazione e partecipazione: in una città che ha visto sommarsi le dominazioni, vivere l’uno accanto all’altro è la normalità. Che non va letto come appiattimento ma ricchezza: per raccontare la cultura e le culture del Mare Nostrum, nasce BAM, prima Biennale Arcipelago Mediterraneo, promossa dall’Assessorato comunale alla Cultura, in programma a Palermo dal 10 febbraio al 12 marzo. Spalmata sull’intera città, tra centro storico e luoghi decentrati, tra fondazioni private e spazi pubblici, in stretto rapporto con le associazioni del territorio, i centri di cultura straniera, i festival, i musei, gli artisti, BAM “assorbirà” le tante anime di chi qui vive, arriva, si ferma, riparte, si confronta. Un ponte tra il Mediterraneo e il resto del mondo, un arcipelago di isole diverse: BAM è un festival di teatro, musica e arti visive dedicato ai popoli e alle culture del Paesi che si affacciano sul mare, con lo scopo di favorirne e promuoverne il dialogo e, nello stesso tempo, valorizzare e tutelare il patrimonio artistico e culturale nelle sue molteplici espressioni. Ma, soprattutto, la Biennale è pronta a porsi come interlocutore privilegiato per importanti collaborazioni internazionali. Ed inizia con forza: già questa prima edizione stringe un rapporto con la Fondazione Merz di Torino e Imago Mundi – Luciano Benetton Collection.

Venerdì (10 febbraio) si inaugura tra la chiesa SS. Euno e Giuliano, a piazza Magione – appena recuperata, è un nuovo spazio che si apre alla città: l’antica chiesetta dei “seggettieri o portantini”, distrutta dai bombardamenti, torna alla vita e mostra una sconosciuta cripta e un ancora più nascosto, ambiente ipogeo adibito ad essiccatoio – e l’antico Monte di Pietà di Palazzo Branciforte, un focus sull’artista egiziano Wael Shawky, primo appuntamento di “Punte brillanti di Lance” progetto nato dall’incontro tra la Fondazione Merz, la Fondazione Sicilia e il Comune di Palermo. Cantore delle vicende storiche legate alle crociate e alla cultura poetica araba (vincitore della I edizione del Mario Merz Prize), Wael Shawky offre un punto di vista narrativo non occidentale. La collaborazione con la Fondazione Merz proseguirà in primavera con “Le vie di Merz”, ulteriore capitolo, in collaborazione anche con il Museo Archeologico A. Salinas, che sfocerà poi nel 2018, anno in cui Palermo sarà Capitale italiana della Cultura e ospiterà Manifesta 12.
“La Fondazione Merz interpreta oggi il proprio ruolo di “centrale energetica” dell’arte attraverso l’incontro e la partecipazione – spiega Beatrice Merz, a capo della Fondazione Merz di Torino -. Credo che il valore delle iniziative che stiamo costruendo con la città di Palermo risieda nel potere immaginifico del dialogo che abbatte confini e differenze”.

Dal 18 febbraio il padiglione ZAC dei Cantieri della Zisa raccoglie il nuovo tassello del progetto Imago Mundi – Luciano Benetton Collection, dedicato al Mare Nostrum. La mostra offre uno spaccato contemporaneo inedito e originale sul “mare di mezzo”: quasi 3500 tele di altrettanti artisti rappresentati nelle 21 collezioni esplorano collettivamente nuove rotte in questa distesa liquida, contro ogni barriera sinonimo di tragedia. Imago Mundi è il progetto no profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton: artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si stanno confrontando con lo stesso supporto, una tela 10×12 cm; fino ad ora sono stati coinvolti 20.000 artisti da 120 Paesi, regioni e popoli. A Palermo sarà presentata parte della collezione e, in prima mondiale, la raccolta dedicata alla Sicilia, Identità siciliane. Contemporary Artists from Sicily, 220 opere diverse che hanno in comune l’aspirazione alla libertà espressiva, la capacità di sorprendere, la volontà di non restare fermi. Un accumulo di ispirazioni, rappresentazioni, situazioni, modi di ricercare e agire, visioni, sogni e colori in cui la Sicilia costruisce la sua storia. Il 19 sarà proiettato il documentario “Shame and Soul” del fotografo inglese Giles Duley e dell’artista siriano Semaan Khawam, esule in Libano, che dialogano tra loro, ciascuno con la propria arte.
“Arte come strumento di conoscenza e di dialogo tra diverse culture – dichiara Luciano Benetton – Questa è la filosofia e l’obiettivo del progetto nato per creare collegamenti: tra visioni diverse, voci e poetiche differenti, culture anche contrastanti. Linea che sta alla base anche della nuova collezione siciliana in cui artisti visivi, musicisti, creativi, poeti, architetti costruiscono insieme un caleidoscopio di suggestioni rappresentative delle infinite sfaccettature di quest’isola”.
Il 18 febbraio il sindaco Leoluca Orlando siederà allo stesso tavolo dei rappresentanti istituzionali dei Paesi del Mediterraneo per un’unica, grande conferenza e dialogo in comune.

“Città dell’accoglienza: non solo apre le braccia, ma ha deciso con la Carta di Palermo 2015 di fare del riconoscimento della mobilità umana e culturale, la memoria del passato, l’impegno del presente e il progetto del futuro – interviene il sindaco Leoluca Orlando -. Palermo, città migrante nelle sue strutture materiali e negli stili urbani, è migrante anche nei suoi abitanti e negli stili di vita. Capitale culturale perché immagine viva di armonia tra diversità monumentali, artistiche e umane. Mediorientale ed europea, al tempo stesso, Palermo è – in sintesi ed emblematicamente – mediterranea; è isola nell’arcipelago mediterraneo, Mediterranea come identità multiculturale/ interculturale/sincretica”. In questa visione, Palermo rifiuta la definizione di euro mediterranea “che vischiosamente evoca primazie europee e fa ricorso alla visione di Arcipelago dove le diverse realtà sono isole dello stesso: Catalogna e Grecia, Tunisia e Albania, Algeria e Libano, Provenza ed Egitto, Andalusia e Siria, Croazia e Sicilia ma anche Barcellona ed Atene, Tunisi e Tirana, Algeri e Beirut, Marsiglia ed Alessandria, Siviglia e Damasco, Zagabria e Palermo”.

“La Fondazione Sicilia opera in sinergia con le istituzioni territoriali – interviene Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia che collabora con la Fondazione Merz e Imago Mundi – Luciano Benetton Collection – poiché crediamo nel valore della collaborazione e nelle potenzialità che un’azione coesiva ha nel rilancio culturale del nostro Paese”.

Dal 24 febbraio, il fotografo cinese Liu Bolin proporrà i suoi scatti – forti e potenti – realizzati a Mineo, dove ha dato vita alla sua serie Migrants. In mostra ai Cantieri della Zisa le opere realizzate a Catania, in cui l’artista, attraverso l’accurato body painting dei suoi assistenti, si fonde letteralmente con lo sfondo, fino a risultare invisibile, in questo caso tra i barconi della speranza. Protagonisti delle foto anche decine di migranti del Cara di Mineo e da altri centri di accoglienza siciliani, dipinti del blu della bandiera europea o color della sabbia delle spiagge su cui approdano.

Dal 26 febbraio, Domenico Pellegrino illuminerà l’acqua del Porticciolo di sant’Erasmo con 22 diverse isole luminose, una vera Cosmogonia mediterranea, un affascinante arcipelago virtuale che sfiora il mare. Una visione pop: i 22 paesi del Mediterraneo diventano altrettante isole galleggianti, o stelle dell’immaginifico cosmo che l’artista crea davanti agli occhi dello spettatore, coinvolgendolo in una danza luminosa, con il sottofondo del rumore del mare. 22 opere, 3×2 metri, rappresentano la sagoma del paese. Ogni sera al tramonto, la “Cosmogonia Mediterranea” si accenderà.

La prima Biennale Arcipelago Mediterraneo si muoverà tra oltre 15 spazi diversi, partendo dal recupero della chiesa del SS. Euno e Giuliano che diventa un nuovo luogo della cultura della città. Accoglie quattro grandi installazioni, spettacoli di teatro internazionale e musica che giocheranno sulle contaminazioni: dalla libanese Zouzak Theater Company alla prima opera dei Radiodervish sui conflitti a Gerusalemme fino alle “Invasioni” del teatro Nèon che si è stretto a Mustafà Sabbagh per una produzione dal fortissimo impatto artistico ed emotivo, insieme per fare della diversità, una ricchezza. Le Vie dei Tesori condurranno alla scoperta di dieci luoghi della città, aperti in notturna: passando sotto vere “porte di luce”, il pubblico sarà coinvolto in concerti, istallazioni e videomapping. Due grandi maestri del movimento, Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio rinnoveranno il loro incontro, e affronteranno il tema del Vangelo, coinvolgendo cittadini, performer, pupi, luoghi, in un progetto in prima assoluta. Molto cinema e moltissimi documentari, con focus approfonditi su tematiche e linguaggi dai Paesi del Mediterraneo, e su registi italiani (De Seta, Rossellini) e stranieri, dal forte impegno sociale come l’algerino Tariq Teguia, che sarà presente alla sua retrospettiva.

Divise in sezioni, le conferenze di ARCIPELAGO apriranno uno squarcio su temi importanti: conflitti, arte, patrimonio, radici, letterature, Europa. Discuteranno alcuni tra I maggiori protagonisti della cultura europea e mediorientale, e ritornerà a Palermo il premio Nobel Wole Soyinka; esempio, questo, di come la città riesca a stringere rapporti esclusivi e di grande condivisione di ideali e suggestioni: così è stato con Sabbagh, così è ora con Soyinka e Sieni, così sarà per altri che si stanno preparando a ritornare.
“BAM costituisce al contempo un punto di arrivo, rispetto al molto lavoro fatto per riportare Palermo al centro dell’attenzione internazionale sul piano culturale – interviene l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano -, ed un punto di svolta, rispetto alle ambizioni della città di diventare un importante snodo del dialogo tra le culture del Mediterraneo. Una prima edizione della Biennale Arcipelago Mediterraneo che sigla importanti collaborazioni con istituzioni culturali come la Fondazione Benetton e la Fondazione Merz e, al contempo consolida i rapporti di collaborazione tra il Comune, le realtà e le associazioni del territorio. Un ricco programma con artisti, compagnie di teatro, musica, cinema e conferenze, con il coinvolgimento di importanti personalità del mondo della cultura mediterranea europea e mediorientale. A conferma che siamo capitale italiana della cultura, titolo che ci accingiamo a ricoprire ufficialmente nel 2018”.

Un programma molto variegato con sorprese ancora da annunciare: ai quattro grandi eventi d’arte, si uniscono quindi tre spettacoli di TEATRO – il 21 febbraio “The Battle scene” della libanese Zouzak Company al Teatro Biondo; il 24 “Cafè Jerusalem”, opera teatrale di Paola Caridi & Radiodervish al Santa Cecilia e il 28 “Invasioni” della catanese Neon – e cinque CONCERTI, che giocano su forti contaminazioni: dai barocchi “La vaghezza”, l’1 marzo a San Mattia, ad un ciclo di Curva Minore, quattro appuntamenti tra il 22 febbraio e l’8 marzo tra Archivio Storico, S. Mattia e Palazzo Branciforte. “Mediterraneo Australis” prende spunto dalle culture vive del Mare Nostrum, e fa dialogare i musicisti e I testi siciliani ora con sonorità turche, ora con hip-hop in arabo ora con le kora africane. I siciliani Matilde Politi, Giuseppe Viola, Totò Nocera, Carmelo Graceffa, Simona Di Gregorio, Alessandro Librio, Giuseppe Guarrella si uniscono ad esponenti delle culture del Maghreb, dell’Africa nera o del vicino Oriente: Yousif Latif Jaralla, Said Benmsafer, Jali Diabate, Doudou Diuf.

Grande presenza di CINEMA, tra film e documentari, al cinema De Seta dei Cantieri della Zisa: hanno dato il loro contributo sia i centri di cultura straniera, Goethe Institut e Institut Français, che i festival radicati sul territorio come Sole Luna Doc Festival e SudTitles, sia la Filmoteca Regionale e l’associazione Lumpen. Tutti hanno puntato lo sguardo sulla diversità tra I popoli, la contaminazione, i conflitti, le migrazioni nei Paesi dell’area mediterranea, con un focus completo sul regista algerino Tariq Teguia, controverso autore di “Zanj Revolution” e di “Gabbla” fino a “Roma Wa La N’Touma” presentato all’ultimo Festival di Venezia. Sud-europeo o nord-africano, Rariq Teguia è algerino ma vive in Grecia, e racconta con uno sguardo disincantato e non conforme, di luoghi caldi per la vita dell’Europa contemporanea, e con uno sguardo non conforme.

Tutte le manifestazioni sono ad ingresso libero. Il ricavato del contributo di 1 euro per le visite ai dieci luoghi de le Vie dei Tesori, sarà utilizzato per il progetto di restauro di un bene monumentale della città che verrà scelto dal popolo social.

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