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Ripresa dell’edilizia a Palermo? Intervista al presidente provinciale del Collegio dei Geometri e Geometri laureati Carmelo Garofalo

carmelo garofalo

carmelo garofaloLa ripresa dell’edilizia a Palermo? Secondo il presidente provinciale del Collegio dei Geometri e Geometri laureati Carmelo Garofalo è ancora molto lontana. Colpa della crisi che ha investito tutti i settori dell’economia? Anche. Il nemico principale del settore, però, secondo i geometri si chiama lentezza burocratica.

Presidente Garofalo, secondo l’attuale amministrazione comunale, il comparto dell’edilizia in città starebbe risalendo la china grazie all’avvio di opere e cantieri di importanza strategica quali l’anello ferroviario e il tram. Eppure il sindacato Fillea Cgil, in assoluto tra i più rappresentativi del settore, di recente ha organizzato un sit in sotto casa del sindaco Leoluca Orlando, al quale è seguita una manifestazione degli edili senza lavoro proprio dinanzi Palazzo delle Aquile. La piattaforma rivendicativa delle sigle sindacali è più che mai densa di istanze drammatiche, che parlano di disoccupazione alle stelle, di studi professionali che chiudono i battenti, di un indotto che muore. Qual è la verità?

In merito all’amministrazione comunale, vorrei in prima battuta sottolineare di essere assolutamente in linea con i principi che Orlando e la giunta dichiarano di sposare: i geometri dicono no al malaffare, all’abusivismo e al clientelismo con la stessa intensità e convinzione del sindaco e dei suoi assessori.
Detto ciò, dissento fortemente rispetto alla valutazione positiva sul trend dell’edilizia in città, poiché gli addetti ai lavori sanno bene che lo stato di salute del settore non è legato tanto alle opere pubbliche quanto al privato.
Sia chiaro: la realizzazione del tram e dell’anello ferroviario sono di certo interventi strategici di grande importanza sotto il profilo della vivibilità urbana e del miglioramento della qualità della vita in città, e non vi è dubbio che il lievissimo miglioramento registrato sia addebitabile proprio ad essi, tuttavia il vero motore dell’economia palermitana è, da sempre, l’edilizia legata alla committenza privata, e non mi pare che il comparto navighi in buone acque, anzi.
I sindacati degli edili dicono la verità quando parlano di lavoratori allo stremo a causa di una crisi profonda che ha investito il settore immobiliare bloccandone anche l’indotto.
Sarebbe stato lecito attendersi dal Comune una risposta ben diversa: se è vero che le autonomie locali possono fare ben poca cosa per risolvere le emergenze occupazionali, è altrettanto vero che i problemi vanno fronteggiati con gli strumenti che si hanno a disposizione, e in questo il Comune ha di certo fatto flop.

Com’è possibile ridare fiato all’edilizia e all’economia in generale, se manca l’interlocuzione diretta tra cittadinanza ed amministrazione comunale , in nome di una digitalizzazione dei servizi fatta senza un percorso e senza una preparazione culturale ad hoc?

L’innovazione tecnologica è sacrosanta ma com’ è possibile ritenere che essa venga realizzata senza tenere conto dell’esigenza di alfabetizzare il pubblico in tal senso?
Il risultato dell’informatizzazione di alcuni uffici nevralgici che richiederebbero , al contrario, una presenza tecnica inappuntabile, è lo smarrimento del cittadino che , messo di fronte a situazioni kafkiane, preferisce spesso il “fai da te” bypassando l’ok degli uffici comunali.
Sarebbe questo il contrasto all’illegalità? Noi geometri rimaniamo fortemente convinti del fatto che il malaffare vada contrastato, in primis, snellendo la burocrazia.
Eliminare alcuni passaggi superflui non significa azzerare il rapporto tra tecnici e utenti : è proprio la mancata interlocuzione, infatti, a favorire iniziative di tipo “autonomo” che poi sfociano in odiose pratiche clientelari che danneggiano , in un solo colpo, la buona politica, i tecnici preparati, i professionisti e i cittadini stessi, vittime e colpevoli al tempo stesso.
I processi economici si velocizzano certamente con le soluzioni tecniche più innovative, ma non si può prescindere da un confronto tra istituzione e cittadino.
Se Palermo è dominata dal lavoro irregolare e sommerso, che falsa i dati relativi all’economia e all’occupazione, consegnandoci il quadro di una città dove l’ambiguità la fa da padrone, lo dobbiamo proprio a questo tipo di approccio sbagliato: un vero disastro pensare di fare la rivoluzione copernicana senza tenere conto delle esigenze reali dei cittadini.

I beni culturali, che a Palermo come nel resto della Sicilia potrebbero rappresentare una fonte di ricchezza inesauribile se solo messi a “funzionare” a dovere in termini di manutenzione e fruibilità, sono attualmente al centro di un’aspra polemica che, più o meno casualmente, riprende uno dei cavalli di battaglia della sua azione ordinistica in qualità di presidente del Collegio dei Geometri di Palermo: il tema della funzionalità degli uffici, della dotazione di personale adeguato e del carattere tecnico -scientifico che certi ruoli dovrebbero rivestire, lontano anni luce dalle nomine clientelari prive di competenze che si rivelano fallimentari nei risultati. Lei ritiene nello specifico che la rifondazione delle Soprintendenze potrebbe fare da traino ad una rivoluzione generale degli uffici pubblici? Cosa occorrerebbe fare per conservare e valorizzare il patrimonio monumentale cittadino e non solo?

Io credo semplicemente che la gestione fallimentare delle Soprintendenze sia emblematica di quel complesso d’inferiorità atavico legato alla totale assenza di autostima che è parte integrante del dna palermitano ed isolano.
La Sicilia è un luogo baciato dalla fortuna, con una condensazione di “doni” naturali da fare tremare il resto del mondo: risorse paesaggistiche accompagnate da una biodiversità senza eguali, un patrimonio monumentale incantevole , una concentrazione di opere artistiche ed architettoniche che rivelano una storia millenaria talmente affascinante e complessa che andrebbe ogni giorno valorizzata anche attraverso le nostre tradizioni enogastronomiche, popolari e culturali.
Ebbene, cosa accade? Accade che in un’isola che ospita nel proprio territorio 200 tra musei e fondazioni , soltanto 34 siano di competenza della Regione che, per gestirli, ha troppi funzionari e pochi custodi, con il risultato che molte strutture rimangono vergognosamente chiuse nei giorni festivi: è forse “normale” che i poli museali siano del tutto dipendenti dalle Soprintendenze e che non possano vivere una vita propria , aprendosi al pubblico autonomamente?
Altro capitolo riguarda il personale delle istituzioni preposte alla salvaguardia e alla valorizzazione dei beni culturali: la palese inadeguatezza manifestata in molte occasioni rivela la mancata formazione degli addetti, con esiti tristissimi sulla gestione sostenibile dei siti e delle risorse.
Anche in questo caso, istituzioni poco attente e culturalmente impreparate.

Torniamo a Palermo. Il Collegio da Lei guidato ha più volte offerto al Comune la propria collaborazione per favorire quel processo, auspicato da più parti, di snellimento delle pratiche burocratiche indicato come fondamentale per il rilancio del mondo delle costruzioni. Ad oggi, la sensazione è che l’amministrazione abbia tuttavia preferito, almeno nella fase attuale, agire autonomamente. La vostra proposta di gestione telematica delle pratiche riguardanti l’edilizia non ha trovato consenso?

No, e ci dispiace, dal momento che l’interesse iniziale si è progressivamente affievolito, per lasciare spazio all’indifferenza.
Mi rammarica anche a livello personale dovere constatare come la cortese solerzia con la quale il primo cittadino aveva risposto alle nostre sollecitazioni durante il corso della campagna elettorale, inviandoci anche una lettera che ben lasciava sperare sulla possibilità di collaborazione tra amministrazione comunale, Ordini e Collegi professionali, si sia successivamente tradotta in una fiacca interlocuzione priva di spunti di reale interesse.
Nello specifico, il Collegio dei Geometri si è sempre proposto all’insegna della gratuità assoluta, in un ‘ottica di collaborazione e di condivisione partecipativa dei percorsi: un approccio che ha contraddistinto anche gli altri Ordini , e che non ha prodotto alcun risultato.
La nostra proposta di informatizzazione, nata da una collaborazione tra la Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri e l’ANCI,
non prevedeva alcun costo ed era già pronta per essere utilizzata, come è accaduto presso alcune municipalità.
Tecnicamente parlando, le soluzioni adottate dal Comune hanno bisogno di essere perfezionate nel corso del loro uso, mentre la nostra proposta di gestione era, anzi è, assolutamente idonea all’impiego immediato perché strutturata nei minimi dettagli.
Di certo, un’occasione sprecata per il Comune, che dovrebbe responsabilizzare i propri dirigenti , scegliendoli non secondo criteri di “rotazione” bensì di merito.
Malgrado la delusione subita, continuiamo ad essere propositivi verso l’amministrazione, confidando in un cambio di rotta che preveda il coinvolgimento degli Ordini e dei Collegi professionali nelle scelte “clou” legate ad istanze fondamentali che riguardano la rigenerazione urbana, la trasparenza nella comunicazione, la lotta al nepotismo clientelare.
Comunque sì, è vero, la sensazione è che Palazzo delle Aquile al momento vada per conto proprio.

Poco tempo fa, il primo cittadino e l’assessore alle Attività produttive Giovanna Marano, hanno inaugurato un nuovo sportello di accompagnamento ai servizi telematici che ha l’obiettivo di fornire all’utenza indicazioni utili e veloci per conoscere l’iter delle pratiche in corso. …in pratica, quello che il Collegio aveva proposto per ottimizzare il servizio del SUAP, da molti indicato come poco funzionale…Cosa è accaduto?

Esattamente quello che ho affermato rispondendo alla precedente domanda.. .il SUAP è uno dei gangli vitali dell’amministrazione, ed è sotto i riflettori per il malcontento generale che riguarda i servizi erogati.
Un episodio valga per tutti: qualche giorno fa, un gruppo di colleghi geometri ha organizzato un’iniziativa di protesta rivolta al Comune e riguardante, appunto, l’impossibilità di lavorare con serenità a causa delle carenze dello sportello.
Non si è trattato di una manifestazione indetta, promossa né tantomeno organizzata dal Collegio, ma ciò non significa che non si sposino le motivazioni della protesta dei colleghi esasperati.

Parliamo di un altro tema tanto attuale quanto drammatico, ovvero quello delle barriere architettoniche. Adeguare gli edifici e gli spazi urbani alle esigenze della popolazione con ridotta capacità motoria e sensoriale non solo è un dovere morale, ma anche un’occasione per rigenerare le nostre città, concepite in periodi storici nei quali nessuno sospettava che l’allungamento della vita sarebbe stato così sensibile nei decenni. Le barriere architettoniche che le istituzioni non rimuovono sono il simbolo del cinismo, dell’inefficienza o..di cosa?

Le barriere architettoniche sono elementi ostativi che rappresentano al meglio l’insensibilità della nostra politica, che ha deciso di archiviare il capitolo “welfare” e, con esso, le istanze dei più deboli.
Le risorse a disposizione sono esigue e mal utilizzate, e sull’argomento regna un imbarazzante silenzio.
Noi abbiamo invece voluto accendere i riflettori sulla disabilità: quella motoria e sensoriale è ben poca cosa rispetto alla sordità di chi guarda con sufficienza alle disgrazie altrui.
In verità, le nostre città non sono né a misura di disabile né a misura di qualsiasi altro cittadino: sono disfunzionali, caotiche, crescono senza una cabina di regia che ne sorvegli lo sviluppo.
Colgo l’occasione per invitare i colleghi geometri e, più in generale, i cittadini, a segnalare alla nostra mail segreteria@geometri.pa.it la presenza di barriere architettoniche in contesti sia pubblici che privati.
Il Collegio farà da tramite segnalando le criticità alle istituzioni competenti.

Per concludere, una riflessione sul ruolo del geometra nell’attuale sistema sociale ed economico italiano. Come si è evoluta negli anni questa figura professionale che per la collettività è sinonimo di vicinanza, praticità e risoluzione concreta dei problemi quotidiani?

Quella del geometra è una professione antichissima, che nei decenni ha saputo, di volta in volta, adeguarsi con duttilità alle esigenze cangianti delle società attraversate.
Un’evoluzione che ha sempre coniugato l’aspetto tecnico a quello umanistico: nell’immaginario collettivo, è vero, il geometra ha sempre incarnato una figura professionale di riferimento per le famiglie, capace di risolvere le controversie con interventi diretti e concreti.
Il legislatore ha deciso, oggi, di ufficializzare questo ruolo stabilendo la possibilità, per la categoria, di intraprendere il percorso della mediazione, come riconosciuto dalle leggi vigenti.
Una “legittimazione” che corrisponde al riconoscimento dell’impegno profuso dai geometri nel tempo, e che la dice lunga su quanto questa figura professionale sia ancora spendibile nell’attuale panorama economico e sociale e sul contributo che essa può dare per la crescita del Paese da qui ai prossimi decenni.

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