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Ricerca di lavoro e recruiting: divertenti come un gioco

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La recruiting gamification, cioè la ricerca di lavoro e la selezione del personale attraverso logiche e paradigmi legati al gioco non è una novità assoluta degli ultimi anni, ma una tendenza che sta prendendo sempre più piede nel mondo del lavoro. L’opera di psicologi, neuroscienziati e sviluppatori di videogame si sta integrando nel rivoluzionare il campo delle risorse umane e nel fornire dati sempre più accurati e rigorosi per la scelta delle figure aziendali, riducendo lo spazio per quei criteri di valutazione discrezionali che hanno suscitato tante polemiche in passato.

La diffusione dei giochi nei processi aziendali

Il gioco è oggi uno strumento che le aziende possono utilizzare per innovative campagne di marketing, per introdurre nuove strategie aziendali, aiutare i cambiamenti organizzativi e in tempi più recenti per selezionare il proprio personale. È questa la rivoluzione che le logiche ludiche stanno portando in un mondo del lavoro sempre più deciso a rinnovarsi nell’epoca del mercato globale interconnesso.

Si passa dalla gamification, cioè l’utilizzo di punti, livelli da superare, badge e altro applicati in contesti lavorativi per aumentare il coinvolgimento delle persone, agli advergame, giochi personalizzati per promuovere o lanciare nuovi prodotti, fino ad arrivare ai tornei di e-sports come mezzo promozionale per comunicare a grandi masse di appassionati identità e mission aziendali. E queste sono soltanto alcune delle possibili applicazioni dei nuovi paradigmi.

I giochi nella selezione del personale

Molto interessante il processo di gamification dei processi di reclutamento, sia dal lato delle aziende che da quello dei candidati. Due le possibili strade di applicazione fin qui utilizzate. Una è quella della creazione di vere e proprie community costituite da una componente aziendale e da una di forza lavoro funzionante sulla base di “premi” e riconoscimenti ai candidati in modo da fornire strumenti di valutazione e graduatorie. L’altra è quella dell’invenzione di giochi veri e propri o l’utilizzo di discipline già esistenti per testare competenze e abilità di chi cerca lavoro. Discipline già esistenti come il poker, ad esempio, utilizzato da molte aziende nelle operazioni di recruiting proprio per le sue caratteristiche e per le skills in grado di trasmettere come la capacità di prendere decisioni, l’uso oculato delle risorse, l’attitudine alla sfida e al raggiungimento di nuovi risultati.

Skills che non vengono utilizzate soltanto nei programmi di reclutamento, ma che trovano applicazione anche nei processi gestionali di business già ben avviati. Un esempio per tutti quello di Tony Hsieh, CEO di Zappos, il colosso americano specializzato nella vendita di scarpe, borse e accessori. Imprenditore di successo – la sua azienda è stata acquistata da Amazon pochi anni fa – Hsieh in alcune interviste ha dichiarato di aver imparato molto dal poker per lo sviluppo e l’applicazione dei metodi di gestione di un business.

Il gioco, quindi, come opportunità di business con grandi potenzialità per il futuro delle imprese ed in grado di orientare i comportamenti individuali per raggiungere gli obiettivi aziendali. Se la tendenza alla gamification si sta solo recentemente diffondendo anche in Italia, è nel mondo anglosassone che ha già trovato importanti applicazioni per quanto riguarda il recruiting. Due esempi su tutti: i giochi My Marriott Hotel e Dashi Dash (precedentemente noto come Wasabi Waiter). Entrambi basati sulla gestione di un ristorante virtuale, sono stati utilizzati nella selezione personale per capire la propensione al rischio, la rapidità e prontezza nel prendere decisioni e la capacità di multitasking.

Open Badge e piattaforme per il recruiting

Altri campi di applicazione delle logiche ludiche sono il marketing, la salute, il turismo e il non profit, tendenze che confermano come sia proprio il terzo settore quello con maggiori possibilità di sviluppo ed evoluzione della gamification. Intuizione alla base del sistema degli Open Badge, attestati virtuali da poter esibire sulle piattaforme social e del social network legato al mondo del lavoro, LinkedIn, che ha trasformato in un’esperienza ludica un’attività schematica e noiosa come la compilazione del curriculum.

Anche si tratta di tendenze principalmente anglosassoni, qualcosa si sta muovendo anche in Italia. Ad esempio Glickon, una startup con sede a Milano, ha sviluppato una piattaforma che rende divertenti la ricerca del lavoro e la selezione del personale. Il mercato del lavoro diventa una vera e propria arena di gioco. I selezionatori, attraverso questa piattaforma, possono creare giochi per testare le abilità dei candidati, trasformando la ricerca del lavoro in un gioco, in cui i protagonisti sono le competenze dei candidati.

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