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Project 192 – Foto di una strage

copertina projet192

Project 192 – l’immortalità del ricordo

di Nicola Mazzara 

A Madrid quell’11 Marzo 2004 era una mattina come tante fino a quando i boati di più bombe nel cuore della linea ferroviaria della città non si portarono via con loro 193 anime e più di un migliaio di feriti.
Uomini, donne e bambini ai quali è stato privato il futuro. Uomini, donne e bambini ai quali è stata resa l’immortalità, grazie alla fotografia:  idea nata da Ciro Prota che crea l’associazione “Project192”, che ha come mission la realizzazione di una mostra fotografica che ricorda ogni singola persona che in quella mattinata ha perso la vita.
Centonovantatre fotografi di diverse nazioni, uno per ogni vittima, con l’arduo compito di ricordare chi non c’è più con l’unica forma d’arte che rende unico ed immortale un momento: la fotografia.

Centonovantatre scatti racchiusi in un album on-line nel sito www.projet192.org dove ad ogni foto corrisponde l’immortalità di una vita spezzata, un po’ come una rivincita della vita sulla morte.
Abbiamo scelto di pubblicare quattro delle 193 foto. Quattro foto di fotografi italiani che hanno racchiuso in un fotogramma tutto il dolore e la  disperazione di quella strage.

Abbiamo chiesto ai fotografi Ciro Prota, ideatore dell’iniziativa, Enzo Capozzi, Sebastiano Bellomo ed a Marco Matteucci che valore ha assunto per loro il progetto. 

Ciro Porta CIRO PROTA

“L’idea base di questo progetto é nata, nella mia mente, circa 5 anni fa e poi accantonata dagli avvenimenti della vita.
Pensavo di svolgere questo progetto autonomamente, fotografando 192 stazioni della metropolitana parigina con altrettanti nomi delle vittime. Dopo 5 anni, come tutte le buone idee, é venuta fuori questa voglia di coinvolgere più’ persone per avere un’ espressione diversa per ognuna delle vittime. Avevo in mente già da 5 anni la foto da realizzare ma, dopo il duro lavoro di coinvolgimento dei fotografi “ingaggiati”, ho scelto di rifotografare la fotografia, da dove é nato tutto questo, il mio bureau.
La foto originaria é un evidente STOP a tutte le violenze, stop a quel tragico e ultimo treno, mani contrapposte ad un gesto inaudito, e di conseguenza diffondere un senso di solidarietà per chi guarda e chi ha vissuto quei momenti. Nel momento dello scatto i soggetti fotografati mi hanno espresso la loro sincera emozione, anche perché solo all’ultimo momento gli ho comunicato che la vittima era una bimba di sette mesi. Nel momento dello scatto mi rendevo sempre più’ conto di quanta responsabilità mi ero assunto: rendere immortali le vittime e noi stessi. Ma rifarei tutto subito, senza esitazioni.”

Vincenzo Capozzi

ENZO CAPOZZI 

“192. Stesso numero per vittime e fotografi che hanno l’onore di poter associare un loro scatto alla preziosa memoria di una pagina così triste della prova che il progresso è un processo molto più lento di quello che ci appare. Le sensazioni provate dal momento in cui ho letto del progetto al momento in cui ho visto l’impaginazione del libro sono state molteplici. La prima e l’ultima sensazione è quella di una gran rispetto. Viene da togliersi il cappello, si china la testa e le riflessioni sono davvero crude. In un secondo momento la sensazione è quella di grande orgoglio, la responsabilità di poter in punta di piedi pensare, ideare e poi realizzare uno scatto che ha un sapore così importante che ti riempie di orgoglio. Questo scatena l’adrenalina che ti spinge a voler far bene. Mai come in questo caso la fotografia ha il compito di mantenere viva la memoria, mai come questa volta viene dato lustro ad un’arte che si mette a disposizione come strumento di inestimabile potere comunicativo. 

sebastiano bellomoSEBASTIANO BELLOMO

” Ho vissuto quest’esperienza in più fasi: in un primo momento mi sono sentito orgoglioso di far parte dei 192 ,chiamati da Ciro (Ciro Porta, ideatore del progetto, ndr), per realizzare il “delicato” progetto. Dopo c’è stata una fase di studio perché c’era il rischio di realizzare una foto troppo ordinaria. Giorno dopo giorno, però, “vedevo “ il mio scatto e più giorni passavano e più si componeva di dettagli. Infine i giorni dello scatto vero e proprio. La sensazione provata è quasi indescrivibile perché mi sono tanto immedesimato nel tragico evento che ho vissuto davvero istanti di profondo dolore per le vittime e compassione per i familiari. Credo che sia tangibile nella mia foto o almeno ci ho provato…”

MARCO MATTEUCCI

“L’emozione per me è già stata notevole quando Ciro ha accettato la mia candidatura alla partecipazione al progetto. Sebastiano me ne ha parlato per la prima volta e fin da subito ne ho sentito il peso.
Appena il fato mi ha assegnato il nome dell’anima alla quale ero chiamato a rendere omaggio, mi sono documentato sulla sua vita, su chi fosse, cosa amasse e quando ho scoperto che era un amante del mare, proprio come me, ho avuto l’immagine chiara in mente, mi sono dato da fare per recuperare gli oggetti di cui avevo bisogno e sono andato nel luogo in cui ho fatto lo scatto, le mani mi tremavano e il cuore andava a mille, ho dato tutto me stesso!
Spero che chi si ferma ad osservare la mia immagine si renda conto di chi fosse Ma Soledad Rodríguez De la Torre, una donna straordinaria.”

 

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