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Palermo contro la tratta di esseri umani: la storia di Isoke Aikpitanyi

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di Gianluca Ferrari 

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foto di Nicola Mazzara

Isoke Aikpitanyi ha portato a Palermo la sua storia triste. Nella Giornata Europea contro la tratta di esseri umani – nel ricevere dalle mani del sindaco Leoluca Orlando la cittadinanza onoraria “per il coraggio e la determinazione manifestate nella difesa della propria dignità, a rischio della vita, attraverso un percorso che ha portato dapprima alla conquista della libertà e successivamente a prodigarsi per le altre vittime della tratta” – Isoke Aikpitanyi, da oggi nostra concittadina, ha risposto con la discrezione gentile dell’emozione, quella che soffoca le parole al microfono che diventano silenzio tra tanti proclami e vanterie.

Isoke non parla, il suo corpo lo fa per lei, corpo di ebano in un vestito rosso, ed è testimonianza di una vita ridotta a merce di scambio, perché questo è la tratta: il valore attribuito alla vita umana ai tempi di libero mercato, dove si può comprare e vendere tutto. E in questo trionfo del mercato globalizzato, qualcuno ha pensato di dare un prezzo anche alla vita: 30 mila euro, per la precisione, ma anche 80 mila. Sono le cifre ogni uomo, donna o bambino è costretto a pagare alle organizzazioni criminali per sfuggire alla propria martoriata terra d’origine e raggiungere clandestinamente un illusorio paradiso europeo. Somme che la gran parte di queste persone non sono in grado di pagare, portandoli di fatto a consegnare il proprio destino nelle mani dei trafficanti, che ne fanno schiavi destinati al lavoro forzato nei campi, nelle fabbriche, nelle miniere, o allo sfruttamento sessuale. Un business, quello del traffico di esseri umani, che frutta 150 miliardi di dollari l’anno, secondo i dati dell’International Labor Organization, riportati dal Time.

Isoke Aikpitanyi è stata la prima donna nigeriana a denunciare questo sistema criminale. Arrivata in Italia nel 2000 in aereo, tramite canali collegati con Londra e l’Olanda – “i viaggi nei barconi solo solo uno degli aspetti dell’immigrazione clandestina” – ha vissuto due anni in schiavitù sotto il giogo della mafia nigeriana e italiana. Intanto i tentativi di fuga, le botte, i calci, i pugni che l’hanno quasi uccisa, costringendola a tre giorni di coma. Poi Isoke ha detto basta e ha affrontato da sola i trafficanti, cercando l’aiuto di servizi sociali ma ricevendo porte chiuse in faccia. Quindi il rifugio in Valle d’Aosta e l’incontro con Claudio, su attuale marito con cui ha avviato il progetto “La ragazza di Benin City”, un progetto autofinanziato e indipendente grazie al quale centinaia di ragazze nelle stesse condizioni hanno trovato sostegno e un’altra occasione per reinventarsi e riacquistare una propria dignità. “Ricevere la cittadinanza onoraria è stato importante per me, ma ha anche una potentissima carica simbolica: serve a dare maggiore forza per denunciare questa barbarie. Non vivo come un un premio il conferimento di questa onorificenza, e non mi sento più meritevole delle altre ragazze che ancora subiscono. Io sono solo sopravvissuta tra mille che sono state uccise.”

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foto di Nicola Mazzara

“Il Comune di Palermo si sta impegnando in prima persona nella campagna per l’abolizione di quello strumento di tortura che è il permesso di soggiorno” – ha detto il Sindaco Leoluca Orlando nel corso della cerimonia a Palazzo delle Aquile, esponendo così la ricetta dell’amministrazione comunale nel contrasto al fenomeno del traffico di esseri umani.

“L’abolizione del permesso di soggiorno significa garantire a uomini e donne di poter circolare liberamente nel pianeta” – aggiunge l’Assessore Giusto Catania – “Ognuno di noi non sceglie dove nascere, ma ognuno di noi ha il diritto di scegliere dove vivere”. “Il problema della globalizzazione è proprio questo: permette la libera circolazione di merci e capitali, ma non quella delle persone.”

Da qui l’idea simbolica di collegare il principio di libertà di circolazione e movimento planetario con il diritto alla libera mobilità nella città di Palermo, rappresentata – attraverso una metafora ardita – dall’Amat. Per le prossime due settimane, gli autobus della città avranno i volti dei ragazzi e delle ragazze dell’Istituto scolastico A.Volta, a testimonianza del loro“No” alla tratta degli esseri umani.

La campagna di comunicazione si chiama:“Io non Tratto” ed è un progetto finanziato dall’Unione Europea e realizzato dal CISS/Cooperazione internazionale Sud Sud.

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