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Orlando verso la riconferma a sindaco. Secondo exit poll e proiezioni Ferrandelli staccato di 15 punti

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Sulla base degli exit poll e delle proiezioni quando lo spoglio è ancora in corso, Leoluca Orlando vince a Palermo con un risultato netto e viene riconfermato sindaco. Per lui si tratta del quinto mandato, non consecutivo. Aveva 38 anni quando per la prima volta, era il 1985, fu nominato sindaco; quest’anno, il primo agosto, compirà 70 anni. Il ‘professore’ strapazza gli avversari, conquistando la vittoria al primo turno, staccando di quasi quindici punti Fabrizio Ferrandelli, sostenuto anche da Forza Italia e dai ‘cuffariani’, e addirittura di quasi trenta punti Ugo Forello, il candidato dei 5stelle.

Il dato di Orlando si aggira, secondo le proiezioni, intorno al 45%, quanto basta per essere eletti senza passare dal ballottaggio come prevede la legge elettorale per gli enti locali in Sicilia, che stabilisce come soglia minima al primo turno il 40%. A Palermo ha votato il 52,6% degli elettori. Alle comunali del 2012 aveva votato il 63,19%. ”Questa esperienza politica deve continuare ed è un modello di riferimento per tante altre realtà del nostro Paese, è un modello di civismo politico che è alternativo ai velleitarismi e alle logiche soffocanti degli apparati”, ha detto Orlando, arrivato nella sede del comitato elettorale allestito all’hotel Borsa di Palermo. Qui l’attuale sindaco, che secondo le proiezioni sarebbe riconfermato al primo turno, è stato accolto da lunghi applausi.

“In attesa di ulteriori conferme, i risultati di Palermo sono i migliori tra tutte le grandi città italiane, questi risultati ci hanno premiati e ci spingono ad andare avanti. Voglio dire grazie a tutti coloro che hanno condiviso quella che sembrava una follia, una cosa fuori dall’ordine normale delle cose”, ha aggiunto Orlando. “Questo risultato – ha aggiunto – basta per avere conferma della bontà dell’amministrazione di questi anni che è stata riconosciuta dai palermitani che chiedono di non fermare il cambiamento dopo i 10 anni disastrosi di governo di centrodestra. Sembrava un’anomalia, ma probabilmente da Palermo arriva un segnale molto chiaro: che il mondo è cambiato e chi non lo comprende o rimane chiuso dentro la scatola di un apparato o in piazza a protestare senza governare. Il mio partito si chiama Palermo” Ancora una volta, la strategia dettata da Leoluca Orlando agli alleati è risultata vincente.

Attorno a sé non ha voluto simboli di partito, creando una ampia coalizione, con sette liste, aggregando oltre alla sinistra, che lo aveva sostenuto cinque anni fa, anche il Pd, all’opposizione nella consiliatura appena terminata, i centristi di Casini, buona parte di Ap e Sicilia futura dell’ex ministro Totò Cardinale. Era stato il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, a chiudere l’intesa con Orlando, superando le resistente di alcuni pezzi del partito locale. Gli elettori dunque confermano la fiducia al sindaco uscente che ha puntato molto verso la riqualificazione della città, che sarà ‘capitale della cultura del 2018’, a partire dai trasporti con l’apertura di tre linee di tram e la progettazione di nuove tratte per collegare le periferie al centro. La sua amministrazione, nonostante non poche polemiche, è riuscita a pedonalizzare alcune piazze e strade del centro storico, iniziative apprezzate da commercianti e soprattutto dai turisti. Altra misura, che aveva sollevato polveroni, è stata l’istituzione della Ztl (zone a traffico limitato) in un’area delimitata del centro.

Interventi avviati dopo aver rimesso a posto aziende pubbliche decotte, come quelle per la raccolta dei rifiuti. A chi durante la campagna elettorale gli ha rimproverato di essere stato sempre un uomo solo al comando e di non aver “allevato” successori, Orlando ha promesso: “Preparerò il terreno per il mio erede nel 2022”. E aveva messo in guardia dal pericolo di un ritorno al passato.

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