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“Non sono mai stato un massone”. Bisignani depone in aula al processo trattativa

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Minimizza, parla di semplice commento su cose note e lette sui giornali. Ma, gli fa notare il pm, delle rivelazioni di Massimo Ciancimino, rivelatesi false, di un collegamento tra l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e il fantomatico 007 Franco, la stampa all’epoca non aveva parlato. Sul banco dei testi, al processo sul presunto patto tra cosa nostra e pezzi delle istituzioni oggi è salito Luigi Bisignani, ex giornalista e faccendiere che ha esordito negando qualunque appartenenza a logge massoniche.

“Non ho mai fatto parte della P2, ero pure troppo giovane, allora c’era il vincolo di età”, spiega, ammettendo di aver patteggiato al processo sulla P4 perché aveva bisogno di chiudere la vicenda avendo problemi familiari. Bisignani è stato citato per spiegare una telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2010 col prefetto Giuseppe Pecoraro, ex braccio destro di De Gennaro. Pecoraro parlava, nella conversazione, di un “casotto al Copasir”, allora presieduto da Massimo D’Alema, e Bisignani rispondeva “ho capito”. Interrogato dalla Procura di Napoli, poi, Pecoraro spiegò ai magistrati che si parlava delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino sul signor Franco, misterioso personaggio tra i protagonisti della trattativa mai identificato, collegato da Ciancimino a De Gennaro.

Per la vicenda Ciancimino è imputato di calunnia nel processo trattativa e a Caltanissetta. Bisignani prima ha detto di aver saputo delle rivelazioni di Ciancimino dalla stampa e che la conversazione nasceva dal timore di destabilizzazioni. “Allora se ne parlava – ha spiegato – E’ come se oggi parlassimo dello stadio della Roma”. Ma la risposta non ha convinto il pm Vittorio Teresi che ha fatto notare al testimone che all’epoca, sette anni fa, cioè, nulla era trapelato ancora sul caso.

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