Cronaca

Mafia, Alfredo Giordano parla con i Pm. “Sono pentito”. Aiutai anche due latitanti.

Foto di Nicola Mazzara

Alfredo Giordano collaborerà con la giustizia. L’ex direttore di sala del Teatro Massimo, accusato di far parte del clan di Villagrazia-Santa Maria di Gesù, ha deciso di parlare con i magistrati del tribunale di Palermo. Da tre anni era nel mirino dei militari dell’Arma, vista la sua vicinanza a personaggi come Santi Pullarà e Gaetano Di Marco. Giordano ha cercato di giustificare questa sua vicinanza all’ambiente mafioso; il suo intento era recuperare un credito di 120 mila euro grazie ad un loro aiuto.

Sono passati circa 11 mesi da quando Giordano è stato arrestato nel blitz “Brasca” dei carabinieri insieme ad altre 60 persone. Nelle sue prime dichiarazioni ai pm ha affermato di aver sempre combattuto la mafia e che le sue conoscenze “scomode” erano dovute a vecchie amicizie d’infanzia. Gli inquirenti non gli hanno creduto; il procuratore Francesco Lo Voi – che ha sentito Giordano il giorno dopo l’arresto – definì la sua partecipazione alla vita di Cosa Nostra “consapevole, convinta, addirittura rivendicata“. Numerose le intercettazioni a suo carico; si parla di coperture a latitanti e di sostegni elettorali ad alcuni candidati.

Adesso però l’uomo parla e racconta della sua vicinanza a cosa nostra. Come riporta il sito Livesicilia, “Ammetto, dice, di avere curato la latitanza di Carmelo Zanca su richiesta di un mio socio, tale Urone Gaetano, deceduto. La situazione durò circa sei mesi, poi mi spaventai e cessai da tale attività”. Ho anche conosciuto Ignazio Pullarà, altro latitante, nella marmeria di Di Marco Gaetano, nel 1989, dove il latitante si recava spesso. Recuperai in suo favore, richiesto da Di Marco Gaetano, dieci milioni di lire che Pullarà avanzava dal mago Giovanni Sucato”, famoso qualche anno fa, in quanto prometteva di far raddoppiare soldi che gli venivano consegnati. Una truffa che forse gli costò la vita.

 

 

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