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L’intervista a Walter Castrogiovanni, il 22enne da 110 e lode grazie alla sua moto

walter castrogiovanniIl progetto di Walter ha lasciato tutti a bocca aperta. Il ragazzo, 22enne e originario di Canneto (Lipari), ha costruito una moto interamente con le sue mani.

“Valchiria” – il nome della moto – è stata oggetto della sua tesi di laurea in disegno industriale all’Università di Palermo, ottenendo la votazione di 110 e lode. Anche se non ama vantarsi, il suo brevetto è sicuramente una grande innovazione nel campo della meccanica.

Ci siamo chiesti com’è nato il suo amore per i veicoli su due ruote e non, in un posto desueto per un interesse del genere.

Come nasce questa tua passione?

“Nasce da piccolino. Avevo circa 7-8 anni quando mi avvicinai al mondo delle moto, in particolare quando in tv trasmettevano le gare di moto gp 500. Sono rimasto affascinato da tutto ciò che fosse su due ruote e cominciai da subito a buttare giu’ veri e propri schizzi”.

Come hai coltivato questo interesse?

“E’ cresciuto insieme a me. All’età di 13 anni, parallelamente agli studi scientifici, iniziai da autodidatta a disegnare le mie prime idee funzionanti al pc con programmi 3D, ad esempio con il software CAD grazie all’aiuto di mio padre, geometra di professione”.

Da qui la scelta di Walter di intraprendere gli studi universitari in disegno industriale a Palermo, che porterà a termine nell’ottobre 2016.

“La mia passione non è vincolata alle motociclette ma al veicolo in generale – precisa Walter -. Ecco perché la scelta di fare design, così da poter dare sfogo a tutte le mie idee”.

In cosa consiste il tuo progetto?

“Il mio progetto risulta essere innovativo perché si tratta di un’idea rivoluzionaria da un punto di vista prettamente produttivo. Sono partito dal concetto di come riuscire a economizzare la produzione di una moto, mantenendo però delle caratteristiche e delle performance accettabili”.

Ecco, la sua idea nasce proprio da una sospensione – il parallelogramma di Watt – già esistente ma che ha sempre avuto una differente destinazione, per poi essere definitivamente abbandonata.

“Questa sospensione è priva di forcella ed è quindi rigida, connessa da una serie di leveraggi all’ammortizzatore. Attraverso quest’idea è possibile impiegare la sospensione per rendere il veicolo pluriconfigurabile. Così facendo, una ditta – spiega il giovane – potrebbe economizzare drasticamente il processo di produzione tramite l’utilizzo di un unico telaio e di un’unica sospensione. Partendo da questi due elementi – variando alcune geometrie, come allungare o accorciare i bracci della sospensione – si può dare vita ad una moto in assetto sportivo, naked, touring, ecc”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? 

“Il futuro che mi auspico ruota sempre attorno a questo mondo. Mi piacerebbe collaborare con qualche azienda di moto e imparare ad apprendere le migliori tecniche di progettazione. Conto anche di specializzarmi all’Università o iscrivermi ad un Master”.

Speri di poter trovare lavoro in Sicilia?

“E’ un argomento che ho a cuore. Non escludo la possibilità di creare un giorno qualcosa di simile qui nella mia terra, magari una piccola azienda che si occupi soltanto di qualche componente. Attualmente inserirsi in Sicilia non è per niente facile ma questa volontà c’è e si fa sentire. Dal punto di vista industriale – continua il neo dottore – la Sicilia è molto povera.

Quali sono state le reazioni del tuo relatore e dei tuoi colleghi?

“La tesi è nata per caso, il mio relatore stentava a crederci. La maggior parte dei miei colleghi era incredula nella possibilità di realizzare questo progetto. Sono in pochi quelli che hanno creduto in me sin dal primo schizzo e che mi hanno sempre sostenuto. Attualmente li considero degli amici”.

 

 

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