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Incandidabilità dopo condanna per danno erariale: una sentenza della Consulta potrebbe sconvolgere gli equilibri dell’ARS.

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di Giovanni Messina

Un terremoto nella composizione dell’ARS. Questo poterebbe, in sintesi, essere l’effetto ultimo di una prossima sentenza della Corte costituzionale in merito ad un ricorso presentato dal deputato regionale siciliano del Pd, Pino Apprendi, contro l’ormai ex deputato Francesco Riggio, l’avvocato coinvolto nello scandalo dei corsi di formazione Ciapi, condannato in via definitiva dalla Corte dei conti per un danno erariale pari a oltre 3,7 milioni di euro. Apprendi, nelle motivazioni del suo ricorso curato dagli avvocati palermitani Francesco Leone e Simona Fell, chiede di applicare, anche in Sicilia, una legge nazionale che prevede l’incandidabilità e la decadenza dei deputati che hanno subito una condanna per danno erariale.

Apprendi ha già vinto la sua prima battaglia attraverso l’ordinanza emessa dal giudice civile del Tribunale di Palermo, Michele Ruvolo, che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale sulla legge elettorale con cui si eleggono i parlamentari all’Ars. Per la normativa nazionale infatti, chi è stato condannato è incompatibile con la carica da consigliere quindi, se eletto, decade e, se non eletto, non si può candidare tranne che non abbia estinto il proprio debito.

“Il giudice di Palermo apre un focus sulle cause di incompatibilità con la carica di deputato regionale che effettivamente rappresentano un vulnus nella nostra legislazione”, spiega l’avvocato Francesco Leone, dello studio legale Leone-Fell. L’ultima parola spetta ora alla Corte costituzionale. “Gli effetti che una sentenza di accoglimento potrebbe avere sul nostro Parlamento sono enormi”, dicono gli avvocati Leone e Fell. “Sarebbero tanti i notabili che non potrebbero candidarsi alle regionali; noi ci aspettiamo un accoglimento, dice Leone: la Sicilia tornerebbe ad essere una regione uguale alle altre”.

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