Cultura

I mercati storici di Palermo: la Vucciria

vucciria

di Francesca Pace 

Il mercato ha da sempre rappresentato il luogo in cui si svolgono le principali attività commerciali di una città. È generalmente all’aperto, e in esso convengono venditori e compratori per contrattare e negoziare la vendita o l’acquisto di merci. I mercati più importanti sono nati vicino la cinta muraria che circondava Palermo per favorire l’ingresso delle materie provenienti dalle campagne e destinate alla vendita, ma anche vicino al porto per accogliere le merci provenienti da paesi lontani come l’India.

Tra il X e il XVII secolo furono eseguiti diversi interventi che modificarono l’assetto della città. In seguito alla realizzazione di via Maqueda avvenuta nel XVII secolo, la città, acquisì una nuova configurazione e fu suddivisa in quattro quartieri che presero il nome delle quattro patrone palermitane:

  • S. Cristina, detto anche Palazzo Reale o Albergheria, dove si trova il grande mercato di Ballarò;
  • S. Agata, detto Tribunali o Kalsa, dove esisteva il mercato della Piazza della Fieravecchia;
  • S. Oliva, detto Castellamare o Loggia, che ospita il mercato della Bocceria;
  • S. Ninfa, detto anche Monte di Pietà o Capo, dove sorse il mercato principale nell’omonima Piazza.

Il mercato della Vucciria è più recente rispetto a quello del Capo e di Ballarò, in quanto il sito che occupa si formò nel X-XI secolo in seguito all’interramento del porto. Il toponimo vucciria risale al francese boucherie – macelleria – da cui l’italiano bocceria. Questo mercato, come si deduce facilmente dal nome, era destinato alla vendita di carne e si formò in piazza Caracciolo. Nella stessa zona si trovavano le antiche logge dei mercanti stranieri come i Genovesi, Pisani, Catalani e Amalfitani, che si riunivano per trattare i loro affari. Nel mercato trovarono posto anche gli artigiani i quali avevano botteghe specializzate e il cui ricordo è rimasto nei nomi delle strade: Argentieri, Materazzai, Chiavettieri. Solitamente sostavano nell’unica unità abitativa che era definita “casa e putìa”.

Un primo ampliamento del mercato avvenne nel 1454 configurandosi come una vera e propria piazza di grascia in cui si vendevano beni di ogni genere. Nel 1777 la fontana che si trovava nella piazza fu rimossa e nello stesso anno furono costruite quattro grandi botteghe. La piazza si arricchì di portici nel 1783 e al suo centro fu collocata una nuova fontana. Nel secondo dopoguerra il mercato della Vucciria, a differenza di quelli del Capo e di Ballarò, risentì molto dello spopolamento del mandamento Castellamare, dovuto al suo mancato risanamento edilizio, che portò a un calo commerciale.

Il mercato, chiuso in un quadrato, ha le vie di accesso distribuite come dei punti cardinali che portano al centro della piazza: Piazza San Domenico, via Roma, via Pannieri e via Argenteria Nuova.

Nel mandamento di Castellammare si svilupparono due mercati minori, quello di piazza Bandiera e quello di piazza Nuova. Il mercato di piazza Bandiera era una piccola piazza di grascia. Perdette importanza con la costruzione nel 1824, del mercato della piazza Nuova, fino a estinguersi del tutto dopo essere diventato luogo di vendita di vettovaglie. Dal 1929 al 1932, in occasione del risanamento previsto per i vecchi quartieri della città, si procedette alla completa demolizione di quanto rimaneva nel rione della Conceria. L’intervento urbanistico coinvolse anche la piazza Nuova di cui è rimasta solo una piccola parte lungo l’odierna via Venezia.

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