Cultura

I mercati storici di Palermo: Ballarò

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di Francesca Pace 

Il mercato ha da sempre rappresentato il luogo in cui si svolgono le principali attività commerciali di una città. È generalmente all’aperto, e in esso convengono venditori e compratori per contrattare e negoziare la vendita o l’acquisto di merci. I mercati più importanti sono nati vicino la cinta muraria che circondava Palermo per favorire l’ingresso delle materie provenienti dalle campagne e destinate alla vendita, ma anche vicino al porto per accogliere le merci provenienti da Paesi lontani come l’India.

Tra il X e il XVII secolo furono eseguiti diversi interventi che modificarono l’assetto della città. In seguito alla realizzazione di via Maqueda avvenuta nel XVII secolo, la città, acquisì una nuova configurazione e fu suddivisa in quattro quartieri che presero il nome delle quattro patrone palermitane:

  • S. Cristina, detto anche Palazzo Reale o Albergheria, dove si trova il grande mercato di Ballarò;
  • S. Agata, detto Tribunali o Kalsa, dove esisteva il mercato della piazza della Fieravecchia;
  • S. Oliva, detto Castellamare o Loggia, che ospita il mercato della Bocceria;
  • S. Ninfa, detto anche Monte di Pietà o Capo, dove sorse il mercato principale nell’omonima piazza.

Secondo la testimonianza tramandataci da ‘Ibn Hawqal – un mercante e geografo arabo che visitò la Sicilia nel 973 – già nel X secolo esisteva un grande mercato nel rabad (borgo) meridionale, corrispondente alla zona dove oggi si trova Ballarò. Il quartiere era abitato da musulmani. L’origine del termine ballarò è presumibilmente araba. Risalirebbe all’arabo ballā’ah “condotto sotterraneo” o all’espressione sûq al-balla-rāt che significa “il mercato degli oggetti di cristallo”. Questa ipotesi è tuttavia screditata poiché il mercato era destinato alla vendita di frutta, ortaggi, verdure e carne. Inoltre, si vendevano spezie e alimenti vari provenienti dall’India.

Il mercato era collocato in una strada stretta e per questo nel 1467 alcune case furono demolite con lo scopo di ampliarlo e allargare la piazza. Nel 1784, il viceré Caracciolo decise di rendere il mercato più funzionale costruendo tutto intorno dei portici, analogamente a quanto era stato fatto per quello della Bocceria Vecchia, ma abbandonò l’idea, poiché la larghezza della piazza non lo consentiva. In seguito il mercato si sviluppò in lunghezza, dal monastero di S. Chiara al convento della Madonna del Carmine. Nel 1794 si pensò di trasferire il mercato nella vicina piazza del Carmine, ma il tentativo fallì. Solo successivamente il mercato si sviluppò fino a raggiungere la piazza.

I bombardamenti aerei del 1943 distrussero una parte del mercato, ma fortunatamente fu subito ripristinata nel dopoguerra permettendo la normale ripresa delle attività commerciali. All’Albergheria vi erano altri due mercati minori: quello denominato piazza Grande e quello dei Tedeschi. Il primo si trovava vicino la Porta di Castro, il secondo invece, a metà della strada che conduce alla porta. Probabilmente i due mercati minori scomparirono quando il quello principale di Ballarò si estese fino alla piazza del Carmine.

Facendo una passeggiata a Ballarò si potrà notare come i sensi siano completamente coinvolti dalle voci dei venditori che “abbannìano”, dalle coloratissime tende che riparano la merce dal sole, dagli odori dei cibi di strada che dalla mattina alla sera sono cucinati in banconi improvvisati. Ballarò non è solo un luogo in cui fare la spesa. È prima di tutto un luogo in cui (ri)scoprire le nostre origini e il nostro passato.

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