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Faraone: “Basta con i rimpasti. Non sosterrò Crocetta se non con le primarie”

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“Il rimpasto a sei mesi dalle elezioni fa ridere i polli, l’esame del sangue degli assessori su chi sta con me e chi no è il modo migliore per bruciare quello che è stato costruito in settimane di lavoro e il risultato di domenica”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, in conferenza stampa a Palermo sul probabile rimpasto della giunta regionale.

“Riconosco come unico strumento per la scelta del candidato alla presidenza della Regione gli stessi gazebo di domenica scorsa e quindi elezioni primarie che abbiano come obiettivo 200 mila elettori per scegliere la leadership che sarà l’unica legittimata politicamente”. Poi Faraone, riferendosi alle modalità per celebrare le primarie in Sicilia, dove il 5 novembre si terranno le elezioni regionali, ha detto le procedure si possono indire “entro maggio”, mentre “le primarie per la scelta del candidato presidente del centrosinistra si possono tenere entro le prime tre settimane di luglio, in una delle tre domeniche; le candidature entro maggio”.

“Il M5S ha un candidato romano: si chiama Giancarlo Cancelleri, deciso a Roma da Grillo”. “Quei clic serviranno a legittimare un candidato che a Roma è stato già scelto” ha aggiunto riferendosi al voto on line del M5s, con lo strumento delle ‘regionarie’ per la scelta del candidato alla presidenza della Regione dei Cinquestelle alle regionali del 5 novembre.

“Il modo peggiore per poter affrontare questa campagna elettorale è aspettare un nome”. “Si cerca un Maradona – ha detto – poi questo Maradona non si trova e ci si ritrova a indicare il candidato presidente della Regione magari distruggendo la coalizione…”. “Io questo film non lo voglio vedere – ha concluso -, voglio vedere le fila ai gazebo. A chiunque sia il candidato, credo faccia bene il percorso con i gazebo. E’ già quella campagna elettorale”.

“Non sosterrò mai una candidatura di Crocetta che non passi dal percorso delle primarie. Io non avrò Crocetta come candidato, ne sosterrò un altro”. “A stretto giro di orologio dobbiamo avviare le procedure per la convocazione delle primarie – ha aggiunto – Rispetto a questa mia proposta che molti dicono di condividere si avviino le procedure”. A chi ha chiesto se lui sarà il candidato dell’area Renzi alle primarie siciliane del Pd per la scelta del candidato governatore, Faraone ha risposto: “Ci sarà una candidatura che affermi l’idea di del Pd di Renzi, che in questi anni ha dato a questo partito una nuova prospettiva”. “Il Pd era un partito che rischiava di diventare minoritario come è accaduto al partito socialista francese – ha detto – che è al 6 per cento, invece, è diventato un partito del 40% e tutti i sondaggi ci danno su percentuali elevatissime. Quel Pd deve trovare espressione sia alle primarie che alle elezioni regionali”.

In ambito nazionale abbiamo costruito un percorso e oggi la leadership di Renzi ha una seconda opportunità. Ci muoveremo nella direzione di costruire un percorso politico che veda al centro il Pd. Qui in Sicilia c’è un sistema elettorale diverso, c’è una storia diversa, sarebbe un errore fare una sovrapposizione esatta di quello che succede a livello nazionale con quello che accade a livello regionale”.

“Le elezioni siciliane sono il primo vero test elettorale, che sarà anche letto in chiave nazionale come il primo della segreteria Renzi e l’ultimo prima delle politiche”. “Molti dicevano che le primarie sarebbero state un momento di partecipazione di poche persone, mentre il Pd continua ad essere un partito con tanti iscritti – ha aggiunto – Alle primarie il numero di votanti è stato altissimo, lo dico perché l’immagine che si dà del Pd è quella di un partito che organizza truppe per votare, mentre non è così.

Ci sono stati cittadini che liberamente sono andati ai gazebo per scegliere il candidato premier alle prossime politiche, dal momento che lo statuto del Pd prevede che il segretario nazionale è anche il candidato premier”. “Quei 110 mila votanti siciliani – ha concluso – hanno rappresentato e rappresentano un’iniezione di fiducia. Chi ha sostenuto questo Pd lo ha fatto nella convinzione che il partito democratico non è un partito ideologico come nel passato”.

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