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Ciotti: ” Ormai la parola antimafia mi sta stretta. Abbiamo un debito con chi è stato ucciso”

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“Ci sono delle parole che ci hanno rubato e che in questo senso vanno bonificate, come la parola antimafia, che mi sta stretta. Ormai c’è tanta retorica, la legalità non può essere una carta di identità, è un problema di responsabilità delle coscienze e anche nel mondo della scuola dobbiamo riflettere e dire che la legalità è un mezzo per raggiungere un obiettivo che è la giustizia”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, intervenendo a margine, a Palermo, alla conferenza del progetto educativo antimafia promosso dal centro Pio La Torre su “La Chiesa Cattolica e la mafia: dal silenzio all’antimafia attiva”.

“In questi anni in cui abbiamo parlato di più di legalità è cresciuta la corruzione nel nostro Paese – ha aggiunto don Ciotti – allora perché la legalità non diventi un idolo, una maschera, dato che molti hanno scelto una legalità malleabile e sostenibile, dobbiamo saldarla alla responsabilità, anche in politica”. Il fondatore di Libera ha poi ricordato le battaglie dell’associazione che hanno portato a una legge sul riutilizzo dei beni confiscati: “Quel milione di firme per avere una legge sul riuso sociale porta la firma anche di un palermitano, Di Lello – ha detto Ciotti – Con la confisca dei beni si è calpestato i piedi ai poteri forti e ai centri di interesse, la nostra denuncia è stata sofferta, ognuno è chiamato a guardarsi dentro ad assumersi le proprie responsabilità, con la coscienza dei propri limiti”.

“Abbiamo un debito con chi è stato assassinato dalle mafie e dal terrorismo e ci fa piacere che il 21 marzo dopo 22 anni sia ora riconosciuta come giornata della memoria, dice ancora Ciotti, abbiamo costruito un percorso per una memoria responsabile. Va detto però che queste persone non sono morte per essere ricordate con una lapide o un discorso di occasione, ma per un sogno di democrazia che sta a tutti noi realizzare”. “Chiedo che ora si approvino in fretta quei meccanismi – ha aggiunto il fondatore di Libera – che permetterebbero una gestione delle confische più efficace e tutti quei nuovi provvedimenti sui testimoni di giustizia, insieme al nuovo Codice antimafia”.

Papa Francesco non si è mai fermato di fronte a nessun ostacolo e dà continuità al suo percorso ha proseguito ancora don Ciotti, sono sicuro che con la sua caparbietà, con la sua umiltà e la sua forza andrà fino in fondo per costruire verità e giustizia anche qui”. Ciotti è a Palermo per la conferenza del progetto educativo antimafia promosso dal centro Pio La Torre su “La Chiesa cattolica e la mafia: dal silenzio all’antimafia attiva” con Alessandra Dino, sociologa dell’Università di Palermo, don Cosimo Scordato, teologo rettore della chiesa di S.Francesco Saverio di Palermo, e Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre che modera il dibattito.

“Ieri un magistrato ha chiesto ufficialmente scusa per un’intervista su Libera rilasciata a Panorama, purtroppo il danno che è stato creato non è indifferente perché poi in tanti hanno cavalcato questa polemica. Le critiche sono necessarie perché aiutano a prendere coscienza delle proprie fragilità e dei propri limiti, ma non ci può essere una manipolazione della verità. Il rischio c’è anche nelle associazioni, perché i mafiosi cercano di penetrare in tutte le realtà che non sono perfette ma sono pulite, e ma questi segnali sono sempre stati respinti anche perché si fanno delle verifiche quotidiane e si lavora molto con le prefetture e le questure”. Il fondatore di Libera ha commentato così le polemiche seguite alle dichiarazioni del giudice Catello Maresca su Panorama.

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