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Camilleri torna a Palermo dopo 12 anni, padrino d’eccezione di “Una Marina di Libri”

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di Federica De Felici

camilleriUn’attesa lunga più di un decennio dalla presentazione de “Il re di Girgenti”, quella tra lo scrittore Andrea Camilleri e il pubblico di Palermo. Un ritorno che si fa testimone di  grande emozione da entrambe le parti. “Una piramide di fango”, edito da Sellerio, è stato presentato alla Galleria d’Arte Moderna a piazza Sant’Anna in occasione della prima giornata del festival letterario “Una Marina di Libri”.

“Sembra cadere al taglio”– espressione cara a Sciascia – questo ultimo libro del commissario Montalbano che, per la prima volta, affronta il tema della corruzione. Il romanzo si fa metafora e il commissario decapita il vertice della piramide per scardinare il potere dei clan mafiosi. A detta dello scrittore stesso, la Sicilia di Montalbano è un’isola desiderabile perché irreale.

«Nei romanzi è facile trovare le soluzioni ai problemi» commenta Camilleri «io credo semplicemente che ci stiamo trovando in un momento in cui in Italia si sta raschiando il fosso della corruzione; stiamo arrivando ad un punto di non ritorno e quindi ho la speranza che la piramide di Cheope – o la piramide di fango- possa implodere per eccesso di corruzione».

Meglio leggerla e dimenticarsene della cronaca, Andrea Camilleri è a Palermo per parlare di arte e di cultura, con il suo solito tono garbato. La definisce una ragione di vita, la scrittura. Non le sigarette, non il vizio, ad oggi irrinunciabile. Si cela, ma poi neanche troppo, la sua voglia di continuare a scrivere.

Camilleri racconta al pubblico che ero lo stesso Montalbano a prendere vita dai tasti del computer, strumento con cui, peraltro, ha un distaccato rapporto professionale. Acerrimo nemico del correttore automatico, impertinente intruso che corregge le parole scelte e digitate, Camilleri è un feroce difensore della lingua italiana, nata, si badi bene, dai dialetti. Nei suoi romanzi, il risultato finale – e vincente- è una forma di italiano mescolato a termini in dialetto siciliano, talvolta necessari e cari al pubblico.

D’altronde, come si potrebbe esprimere in altro modo, se non in dialetto, un verbo come tampasiare?

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