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Anno giudiziario Palermo: Arretra cultura della legalità, cresce la disuguaglianza, calano i reati tributari

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Classica cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Palermo. “Da una parte, rimane pressante la sistematica imposizione del ‘pizzo’ alle attività commerciali e alle imprese, dall’altra è ritornato preminente l’interesse dell’organizzazione mafiosa nel monopolio del mercato delle sostanze stupefacenti. Ma il dato più significativo è rappresentato dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di cosa nostra, in ogni settore dell’attività economica e finanziaria”. Lo dice il presidente della corte d’appello di Palermo facente funzioni, Matteo Frasca, nella relazione di inaugurazione. Per Frasca, inoltre, dopo un’apparente periodo di stasi è ripreso il fenomeno dei pentiti.

Per il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato,”in tutto il distretto di Palermo si manifesta un decremento dei reati tributari. Questo non è imputabile a una crescita del tasso morale dei contribuenti, ma a scelte di politica legislativa che hanno disarmato lo Stato nella lotta all’evasione”. “Alzando la soglia economica dell’infrazione per considerarlo reato – ha spiegato – non si è permesso di contrastare adeguatamente il fenomeno. E’ diminuito di molto il sequestro per equivalente che era finora uno strumento essenziale per recuperare le somme non versate. La depenalizzazione in questo settore si è rilevata perdente”. “Anche l’abuso del potere pubblico – ha ricordato Scarpinato – può essere difficilmente perseguito a causa della prescrizione che continua a falcidiare la maggior parte dei processi. Anche quando si arriva a sentenze di condanna nei tempi imposti, i colletti bianchi usufruiscono di tutti le forme alternative alla pena detentiva. La lotta ai reati di pubblica amministrazione è quindi priva di efficacia dissuasiva”.

“Crescono estorsioni, usura, rapine, furti, reati contro l’ambiente, per non parlare dei reati concernenti la pubblica amministrazione. La crescita diffusa e eterogenea dell’illegalità, sembra essere l’effetto a valle dei dati macro economici a monte”. “La crisi, ha spiegato Scarpinato, incide parecchio in Sicilia, regione più povera del Paese. C’è un regresso rispetto al passato sia sotto il profilo economico che sotto quello dell’uguaglianza. La disoccupazione giovanile è al 60% e chi lavora spesso lo fa in condizioni di sfruttamento”. “È quindi normale – ha concluso – che, nonostante l’ottimo lavoro svolto dagli uffici giudiziari, l’opinione pubblica perda fiducia nelle istituzioni. In questo quadro si spiegano le rare denunce delle estorsioni e delle testimonianze per rapine e furti. Le vittime, inoltre, non denunciano gli usurai perché si spaventano di perdere la loro unica fonte di sussistenza. Stessa cosa succede per i reati sul lavoro. Le politiche economiche nazionali hanno aumentato la forbice della diseguaglianza, allontanando sempre più le regioni meridionali dal resto del Paese”.

Per il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, “la partecipazione dei magistrati alla vita politica deve essere oggetto di specifica e attenta regolamentazione, e non lasciata solo agli interventi del Csm, perché incide sui fondamentali principi di indipendenza e imparzialità dell’ordine giudiziario, sia reale che percepita. Le soluzioni possono essere le più varie e non tocca a me proporle né sarebbe questa la se de per farlo. Di certo, va evitata anche solo l’apparenza che l’attività di magistrato sia sfruttata come trampolino per future carriere politiche; perché questo non fa male soltanto alla lettura della precedente attività giudiziaria che rischia di essere vista come funzionale al futuro impegno politico del singolo; ma fa male anche a tutto il resto dell’attività giudiziaria, fa male anche a tutti gli altri magistrati, la cui attività finisce con l’essere letta in chiave politica anche a volte in riferimento alla tempistica, anche e soprattutto quando di politico o partitico non c’è proprio nulla e c’è solo l’adempimento del proprio dovere secondo la Costituzione e le leggi”.

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